Notizie storiche il Crocifisso

La bellezza della croce

Alla ricerca della bellezza che salva vi invito a meditare sulla bellezza della croce e debbo dire che questo tema mi spaventa… rimane un tema arduo, un tema provocatorio… la bellezza è l’amore crocifisso? …è chiaro che la croce è qualcosa di orribile, qualcosa di inaccettabile… quale bellezza può avere una cosa che è in sé orrenda e che cosa ne segue per noi?

Arcivescovo Carlo Maria Martini, aprile 2000

“…nessuno ha mai definito la categoria del brutto; fino ad allora il brutto era rimosso… Il brutto è qualcosa che non ci appartiene, che l’anima respinge, appartiene all’asse della tentazione e non si attua quando non si va oltre l’apparenza. Brutto si lega al male, al peccato, ma solo il Cristianesimo si affaccia alle arti.

Cristo è un Dio sofferente, è l’incarnazione dell’umanità deforme e umiliata dal peccato; Cristo restituisce la bellezza all’uomo facendosi brutto…”

Prof. F. Bonini, docente di Estetica dell’Arte

Accademia di Brera

Le parole dell’artista

” … L’Arte Sacra ha i suoi codici iconografici e liturgici e un artista anche nel nostro tempo deve, all’interno di essi, a mio avviso, trovare la propria verità. Una verità, per quanto personale che, come ella mi insegna, non può certo diventare un ossequio privo di significati.

Non è un caso se dal primo momento in cui mi sono posto il problema dell’immagine di Cristo sono partito dal perimetro “consacrato” dal Cimabue, come premessa e campo d’indagine entro cui definire la Crocifissione. All’interno di questa struttura che ovviamente delimita il campo del sacro, e del finito, mi sono imbattuto strada facendo, per le fatiche e le ansie della esecuzione, in tutta una serie di perplessità che per altro penso di aver risolte, sia sul piano dell’intenzione come su quello delle sequenze formali.

So per esperienza quanto sia arduo misurarsi col tema remoto e sempre attuale del Cristo morto redentore. La complessità duale, la pienezza del dolore e della salvezza ad esso congiunta non mi sono certo sfuggite e penso oggi, a metà dell’opera, di non essere caduto nei due opposti di una visione e di una concezione per un verso strettamente realista e descrittiva, e per l’altra astratta e cerebrale.

         Al centro dell’esperienza dell’uomo e del mondo, divaricato sui bracci della croce, il mio Cristo Crocifisso ha chiesto lo sforzo e lo slancio creativo di una mediazione tra il visibile e l’invisibile, la staticità umana della sofferenza e il lievito del transito divino.

         La tensione implicita nel Simbolo vivente mi ha spinto, più che a un gioco formale, a risolvere in diagonale il dramma della Passione in base ai grandi temi delle corde che invano trattengono lo Spirito vivente delle ferite e delle lacerazioni che, per essere “troppo umane”, meglio giustificano la purificazione del sangue sacrificale.

         Già in fase di progetto si è posto per me il problema della raffigurazione del volto coronato di spine, trovando all’interno dei significati la soluzione più consona … “

Paolo Guiotto, artista autore della Crocifissione Cabassi

(Roma, 16 novembre 1981- lettera esplicativa a Don Giancarlo Santi, Presidente della Commissione Diocesana di Arte Sacra)

Simili ma diversi

Pure nelle similitudini evidenti nel perimetro della croce e nella postura del Cristo, si possono notare alcune differenze sostanziali che conferiscono alla Crocefissione Cabassi carattere di unicità.

La superba opera di Cimabue è uno dei più grandi esempi iconografici del Cristo, dove l’astratta tecnica bizantina cede all’immagine dei sentimenti e mostra un Cristo trafitto dai chiodi col capo ormai reclinato nell’abbandono della morte.

Guiotto lo rappresenta imbrigliato da funi, con il capo sollevato verso il Padre nel grido che precede la morte: “Elì, Elì, lemà sabactàni?” L’artista, ottemperando anche ai desideri della Commissione Diocesana di Arte Sacra, ha conferito al volto di Cristo una fisionomia propria, in una espressività assolutamente innovativa.

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