Lo sguardo della fede in Giappone

“Ho sentito il dovere di venire in questo luogo come pellegrino di pace, per rimanere in preghiera, ricordando le vittime innocenti di tanta violenza, portando nel cuore anche le suppliche e le aspirazioni degli uomini e delle donne del nostro tempo, specialmente dei giovani, che desiderano la pace, lavorano per la pace, si sacrificano per la pace. Sono venuto in questo luogo pieno di memoria e di futuro portando con me il grido dei poveri, che sono sempre le vittime più indifese dell’odio e dei conflitti.” Queste sono le parole di Papa Francesco in visita a Nagasaki lo scorso 24 novembre che ha pronunciate nel suo messaggio per la pace in ricordo delle vittime della bomba nucleare. Papa Francesco nei suoi pochi giorni in visita in Giappone ha avuto questo atteggiamento da “pellegrino” che incontra una terra straniera con tante bellezze ma anche contraddizioni; con tanto bisogno di sperare nel futuro ma anche con tante ferite nel passato e nel presente che devono essere cicatrizzate. Un ricordo che resterà senz’altro vivo nella memoria della Chiesa ma anche e soprattutto della società di questo paese è stata la sua visita ai luoghi del triplice disastro di Fukushima del 11 marzo 2011. Commovente il suo incontro con i sopravvissuti al terremoto, maremoto e disastro nucleare. In una terra che non vede ancora un progetto di ricostruzione serio ma un’emorragia demografica senza precedenti ha portato un sorriso, un abbraccio e un volto che parla di compassione e di vicinanza nel dolore. Più che da maestro, di uno che vuole insegnare qualcosa, il Santo Padre si è messo in ginocchio spiritualmente davanti a una misteriosa bellezza che però porta ferite da più parti. La visita di Papa Francesco è stata anche per me un momento di forte incoraggiamento nella mia vita missionaria in questo paese.

Dal 1 settembre di quest’anno ho cambiato non solo parrocchia ma anche diocesi rispondendo all’invito dei miei superiori ad affrontare una nuova missione in un area di Tokyo. Forse voi penserete che sono in mezzo ai grattacieli invece mi trovo ai margini di un bosco montuoso tra uno zoo safari e alcuni campus universitari. Poi dopo neanche due settimane di trasferimento nella nuova parrocchia la malattia e morte di mio padre mi hanno sorpreso e chiamato a rientrare in Italia. Con quest’occasione ringrazio ancora tutte quelle persone e in particolare padre Ciro e voi parrocchiani che mi siete stati molto vicini in questo momento. Dal mio rientro fino ad oggi ho continuato ad inserirmi in parrocchia cercando di conoscere le persone, i bisogni di ciascuno e quelli dell’intera comunità. Non è facile stabilire buone e profonde relazioni con tutti e in poco tempo ma nella mia esperienza di missionario e di pastore cerco sempre di parlare con onestà anche quando devo dire cose che possono non piacere ma soprattutto di ascoltare le opinioni e desideri di ciascuno. È in un ascolto sincero che riesco spesso a trovare la soluzione a tante sfide ma soprattutto l’opportunità di approfondire legami in un paese dove le relazioni personali non sono sempre scontate e vengono spesso finalizzate ai ruoli o al quieto vivere. A questo fine ho invitato il gruppo dei responsabili dei bambini e dei giovani il giorno 30 di questo mese ad un giorno di formazione un po’ speciale. Si comincerà con la Messa per passare alle pulizie e al riordino del piccolo locale usato dai giovani, una stanza con tatami o stuoie giapponesi, perché sia più invitante e funzionale per gl’incontri. Un momento poi di condivisione per i programmi dell’anno nuovo e la visione di un documentario; penso al bell’incontro del Santo Padre nella cattedrale di Tokyo con i giovani giapponesi. Comunque durante il video ho detto che sarò assente. Voglio preparare la cena all’italiana da offrire a tutti, circa 10 persone. Un modo per me per far sentire la mia vicinanza come parroco e per far fare esperienza della bellezza e gratuità dello stare insieme in una società che esalta molto i ruoli delle persone e l’efficienza dei programmi ben organizzati. 

Ed è proprio questo il mio augurio di Natale e per il nuovo anno a tutti voi: perché possiamo riscoprire il gusto di vivere momenti come speciali con i familiari con amici o semplicemente con coloro che incontriamo inaspettatamente durante lo scorrere delle nostre giornate.

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti.

Padre Gianluca Belotti missionario del Pime a Tokyo

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