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Noi non possiamo tacere Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati? Questa la terribile domanda che mi sono posta più e più volte durante questa drammatica estate, con un senso di impotenza e tristezza

nel sentire le notizie ogni giorno più raccapriccianti su quanto accadeva in Siria e in Iraq, luoghi cari al Cristianesimo perché abitati dalle prime comunità cristiane in maggior numero nella piana dell’antica Ninive (ora Mosul), fin dai primi secoli. Lì, nella Chiesa cattolica più numerosa, quella caldea, la lingua usata durante le celebrazioni è ancora l’antico aramaico che si parlava in Palestina ai tempi di Gesù e lì il numero dei cristiani presenti, già drammaticamente calato dopo la guerra del Golfo (è passato da circa un milione e mezzo a meno di trecentomila), rischia ora di estinguersi.

Voci autorevoli, non solo dal papa e dalla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, ma anzitutto dal mondo ebraico, si sono levate in difesa dei cristiani. E questo, devo dire, mi è stato di grande conforto. Bernard-Henry Lévy, che già nel 2011 aveva predetto che se la comunità internazionale non fosse intervenuta con forza contro l’ondata anticristiana su scala planetaria si sarebbe andati verso un disastro umanitario, ora di fronte allo sdegno generale del mondo intero per un crimine contro lo spirito e la civiltà senza precedenti, invita con urgenza l’Islam moderato a prendersi le sue responsabilità intervenendo in difesa dei cristiani d’Oriente : “Un’ azione di forza dovrà venire dallo stesso mondo arabo-musulmano”.
Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati?
Anche Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale, si pone la stessa domanda in un’accorata lettera al Corriere della Sera dal titolo: “Il silenzio sui cristiani ricorda quanto successe agli Ebrei”. E dopo aver constatato l’immobilismo delle Nazioni Unite e dei leader mondiali (impegnati maggiormente in altre questioni) si chiede: “Perché in Europa e negli Stati Uniti abbiamo assistito a dimostrazioni di massa per la morte dei palestinesi, ma il terribile massacro di migliaia e migliaia di cristiani nei modi più barbari è stato accolto con assoluta indifferenza?” E ricorda con amarezza le poche proteste che si levarono sulle campagne di epurazione naziste del 1930; il silenzio di oggi è altrettanto assordante.
E’ bello quello che scrive al termine del suo sfogo:” Non sarò mai indifferente alla sofferenza cristiana… Ebrei e cristiani leggono la stessa Bibbia… Scrivo questo come cittadino della più forte potenza militare sulla terra. Scrivo questo come leader ebreo che si preoccupa per i suoi fratelli e sorelle cristiane. Questa ondata di morte deve essere fermata. Ora.”
E finalmente, la vigilia di Ferragosto ho potuto dare la mia piccola testimonianza cristiana intervenendo all’incontro di riflessione condivisa tra cristiani, ebrei e musulmani avvenuto alla Sala delle Colonne del Museo del Duomo. Un incontro promosso dalla Diocesi di Milano (c’era il nostro Vicario, mons. Delpini) e dal Tribunale rabbinico del Centro-nord (rappresentato dal rabbino Laras e dal rav Richetti che ha salmodiato canti ebraici con la consueta capacità di coinvolgimento) esteso anche ai rappresentanti di ogni religione, islamica soprattutto. Un sacerdote di Mosul ha testimoniato la drammatica evoluzione dei fatti accaduti ai cristiani costretti alla fuga dopo aver visto le loro chiese profanate e distrutte, fino alle uccisioni di massa.
E noi? Cosa possiamo fare noi, cristiani della Chiesa di Corsico? Sarebbe bello organizzare un Rosario per le vie del nostro quartiere, facendo sentire anche la nostra voce e quella dei nostri bambini.

Lia Gaetano

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