Storia della parrocchia
Carissimi, ecco alcune note storiche a proposito della Parrocchia Sant'Antonio di Padova raccontate nel 1986 da padre Giuseppe Maretto a padre Gigi Pennacchi:
“… il 28 settembre 1969

i padri Giorgio dal Pos e Liberio Andreatta hanno iniziato il ministero della nuova Parrocchia, intitolata a San Giuseppe Operaio;

sono stati presentati alla popolazione che allora era costituita da 3.500 abitanti dal Cardinal Arcivescovo Giovanni Colombo.
Padre Giorgio è rimasto, quale amministratore parrocchiale, fino al 1973 con l'aiuto di padre Pino Viani e poi di padre Gigi Pennacchi.
Da settembre 1973 è stato parroco per sei anni padre Giuseppe Panizzolo che aveva come coadiutori padre Gigi Pennacchi e padre Giuseppe Maretto.
Allora erano stati appena costruiti i condomini “Di Vittorio”, “Copernico 1”, “Copernico 15” e le "Casette Fanfani". Il terreno su cui sarebbe sorto il nuovo quartiere Giorgella era di proprietà del signor Giuseppe Cabassi di Milano. I condomini, di otto o dodici piani, venivano costruiti con elementi prefabbricati.

Una nuova chiesa
In una riunione presso il Comune di Corsico con l'architetto Negri, capo dell'ufficio tecnico, il signor Cabassi esprime il desiderio di costruire una chiesa. L'architetto Negri suggerisce di realizzarla nel quartiere Giorgella che si stava allora sviluppando.
Il responsabile diocesano per le nuove chiese raccomanda di costruire una chiesa modesta, perché il quartiere verrà abitato da operai, e consegna i disegni di una chiesa standard. Né all'ingegner Clerici, né all'architetto Negri piace il progetto. Allora il signor Cabassi si impegna a costruire la chiesa su un nuovo disegno dell'ingegner Clerici.
Iniziano i colloqui con i padri Cavanis per armonizzare l'Oratorio e la Chiesa.
I lavori per la realizzazione del complesso cominciano nel 1976, sotto la supervisione di padre Gigi Pennacchi che collabora nel rendere il progetto funzionale per l'attività pastorale.
Si costruisce prima di tutto l'Oratorio sempre con elementi prefabbricati. I padri si trasferiscono nella nuova casa, al primo piano; poi l'impresa inizia la costruzione della chiesa con le sue pareti prefabbricate; il tetto richiede un lungo lavoro per posizionare tutta l'armatura in acciaio: la copertura viene poi realizzata con un'unica gettata.

Alcune date importanti
Nel Natale 1979 viene celebrata la prima S. Messa dal parroco padre Gigi Pennacchi e dai coadiutori padre Giuseppe Maretto, padre Nicola Zecchin e padre Bruno Lorenzon. Nel 1980 il Cardinal Colombo apre al culto la nuova Parrocchia. Nel 1981 viene ordinato sacerdote padre Mario Valcamonica da Monsignor Corti.
Nel 1984 il cardinal Martini consacra la nuova chiesa.
Al quartiere fu dato il nome di CORSICO 2 e il Comune costruì le opere sociali, scuole con palestre, cucine e riscaldamento centralizzato.

La scelta di Sant'Antonio
Nel 1969 l'amministratore parrocchiale padre Giorgio Dal Pos indice un referendum tra i parrocchiani per dare il titolo alla nuova parrocchia che per il momento era chiamata di San Giuseppe. I Santi proposti per la scelta furono: S. Giuseppe, Santa Rita da Cascia, San Gennaro, S. Antonio di Padova. Tutti Santi cari alla pietà popolare, e la scelta cadde su Sant'Antonio di Padova con l'idea del padre Dal Pos di farne un centro di spiritualità antoniana cioè un santuario per la zona, come ad esempio al Quartiere Barona di Milano c'è il Santuario di Santa Rita.

Le linee guida
Nella costruzione del nuovo complesso vennero trasmesse all’architetto le idee espresse dalla comunità che il parroco chiese di concretizzare e sviluppare in fase esecutiva:
o La Chiesa doveva essere il cuore del nuovo quartiere che allora appariva abbastanza “freddo” architettonicamente e costituito da prefabbricati;
o La Chiesa non doveva essere “diversa” dal contesto e per questo fu assemblata con elementi prefabbricati;
o Chiesa e Oratorio dovevano essere funzionali e adiacenti e la casa doveva avere spazio per l'accoglienza dei Padri e di eventuali Suore;
o Per il mantenimento economico della comunità furono progettati dei box necessari per gli abitanti del quartiere che potessero essere affittati;
o C'era bisogno di una cripta feriale per l'uso soprattutto invernale;
o Adiacente alla Cappella, con il permesso della Curia, poteva essere ricavato uno spazio cimiteriale per la famiglia dei donatori che poi non fu mai utilizzato;
o L'Oratorio, in elementi prefabbricati, doveva avere ampia visibilità esterna e soprattutto doveva essere aperto al quartiere, per questo fu progettato con molte finestre;
o La Chiesa, centro di spiritualità doveva essere inserita nel quartiere come anima aperta, da qui le ampie finestre che danno visibilità verso l'esterno, le vetrate verticali dovevano indicare il salire verso l'alto; il tetto come vela leggerissima copriva tutto lo spazio come una tenda biblica;
o La centralità dell'altare, abbracciata da un grande Cristo sofferente in croce, doveva raccogliere il popolo in preghiera senza altri elementi di disturbo;
o Solo una colomba del “dopo diluvio” doveva aleggiare nella volta della tenda-tetto e doveva essere anche l'unico elemento di valore, scolpita nel freddo cemento avrebbe dovuto avere la sagoma in oro;
o Le vetrate colorate dovevano dare armonia visiva e attenuare la luce per il raccoglimento;
o Il campanile prefabbricato e innovativo voleva rappresentare il progresso del lavoro dell'uomo in un quartiere abitato prevalentemente da operai;
o La Chiesa doveva essere un poco elevata per essere elemento di congiunzione tra il cielo e la terra;
o I pilastri della chiesa hanno la loro forza su due solidi basamenti palificati che permettono una oscillazione del tetto di quasi 15 cm.

L'Architetto e i tecnici sono riusciti a elaborare le idee iniziali e in fase di realizzazione a concretizzarle in armonia alle proposte creative della Comunità che è sempre stata partecipe della costruzione dell'opera…”

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